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Job.Scuola.Idee

raccolta di idee e strumenti per una DIDATTICA moderna

 

Ma concretamente come può essere ciò realizzato all’interno della scuola?

Citerò in via eccezionale la mia esperienza passata. Il mio ricordo di alunno delle medie mi porta a richiamare insegnanti bravi appunto “nell’insegnare” che richiedevano diligenza, impegno e attitudine allo studio, ma da essi non ho avuto nessun aiuto per superare le incertezze e le difficoltà non solo scolastiche, ma di rapporto con l’ambiente che nascevano in alcune fasi della mia crescita. Per cui il mio ricordo del ciclo scolastico delle medie, pur superato con facilità, rimane nel complesso sgradito non nei confronti della singola persona, ma nel clima che io percepivo attorno a me. Forse oggi la situazione può essere cambiata, ma quanto?

Io credo che si possa affrontare il tema partendo da una pars destruens (secondo la metodologia socratica o baconiana, non importa).

Una semplice domanda: alla scuola vengono destinate quantità eccezionali di risorse economiche e finanziarie. Gli alunni vivono a scuola per 30-35 ore alla settimana, e spesso si portano a casa compiti ulteriori da svolgere.

Siamo ora sicuri che tutto ciò che viene insegnato/appreso a scuola sia effettivamente utile? Serva cioè alla formazione culturale e professionale dell’utente o non ci siano retaggi di materie e contenuti superati, pleonastici, ma di scarsa o addirittura nulla utilità? Noi conserviamo delle tradizioni senza mai tuttavia verificarle con metodo critico. Talvolta gli alunni nel loro linguaggio dicono che la scuola insegna cosa sorpassate. Hanno sempre torto?

 I valori che essa trasmette sono forse tradizionali, appartenenti a un glorioso passato, ma non più rispondenti alle necessità di un mondo in fortissima trasformazione. È mai stata condotta una verifica da esperti o da chi si preoccupa di “fare riforme” sulla reale riforma e non soltanto tentativi di adeguamento o risposte parziali? Di tante riforme condotte qui da noi a partire dalla fine degli anni 60, quali sono state le vere “riforme” nel senso etimologico del termine?  Sì perché il termine è sinonimo di cambiamento profondo quasi una rivoluzione. Riforma o è rivoluzione o evoluzione sostanziale o non lo è. Riformare vuol dire convertire, non adeguare, pensare al futuro e non aggiustare guardando all’insieme come non toccabile.

Ancora, tutto il tempo trascorso a scuola, quasi tutte le risorse si svolgono in attività e svolgimento di programmi con metodologie e pratiche già precostituite in cui c’è poco spazio per la novità e la creazione.

D’altra parte non è detto che il docente, pur svolgendo con cura il programma del proprio corso, proprio per la concentrazione di tante materie e di attività, possa svolgere il proprio insegnamento in modo approfondito. La superficialità dell’insegnamento, e non il suo approfondimento, è forse il limite più grosso della nostra scuola.

Si potrebbe fare molto di più e meglio, forse, semplificando il numero delle materie, articolando l’orario in modo più efficace soprattutto dando una certa libertà  all’insegnante in modo che possa scoprire la propria capacità creativa.

Esemplificando (banalmente): se pure oggi abolissimo una materia (penso alle medie all’educazione tecnica, così come è svolta oggi), non è detto che si debba licenziare l’insegnante, semmai dovremmo convertirlo (o meglio dovrebbe convertirsi egli stesso) in una funzione nuova, rivoluzionando la sua materia, anche, se necessario, allontanandosi dal programma prefissato.

Essere, in parte, liberi dal programma non è detto che sia una cosa negativa. Se ne potrebbe discutere.

Viene denunciato il fatto che oggi gli insegnanti sono tenuti a prefigurare (ma da chi poi?) non in generale, ma per ogni unità didattica, obiettivi, metodologie, verifiche... Ma tutto questo serve poi a dare consapevolezza all’insegnante dell’efficacia del proprio lavoro? 

In altre parole, siamo sicuri che tutto ciò che oggi viene proposto come irrinunciabile (nel passato ogni insegnante riteneva la propria materia come la più importante) lo sia veramente?

Che cosa dell’insegnamento proposto nelle varie scuole è effettivamente utile, o non piuttosto riempitivo?

Negli anni ‘60 Illich sosteneva che la scuola era funzionale al potere, perché costruiva conformismo e l’omologazione dell’uomo a una dimensione (Marcuse). Oggi non potrebbe darsi che la scuola desse solo un minimo contributo alla costruzione di una persona pienamente consapevole delle proprie capacità possibilità, adeguata a svolgere uno specifico ruolo nella società?


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