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Job.Scuola.Idee

raccolta di idee e strumenti per una DIDATTICA moderna

 

Anche per l'uomo può darsi il caso che sia necessario fare azioni che appaiono cattive, del male ad esempio qualcuno è costretto esercitando anche violenza e difendere i propri cari da un assalto (anche qui entra il concetto di “difesa”), ma i nostri ragazzi bulli perché producono sofferenza con le loro azioni? Non sono costretti, lo fanno liberamente. Hanno cioè scelto di comportarsi in quella maniera nei confronti dei compagni.

Quindi: si comportano male per questo possono essere rimproverati o subire delle punizioni e “fanno del male”, “producono male”.

Qualche volta succede poi che il male prodotto rimanga e non possa essere riparato. Pensiamo a quello che succede con le foto che sono pubblicate sui social media. Se ne sono l’autore e poi mi pento di ciò, posso fare ben poco, la foto rimane e continua a produrre i suoi effetti anche a distanza di tantissimo tempo. Altrettanto una azione che ha recato una sofferenza non è che sparisce perché mi pento e chiedo scusa. Questo può sembrare aver risolto la situazione per il momento ma ciò che ha prodotto di solito rimane.

Qualche volta a succede che un guidatore ubriaco uccida in un incidente una persona. Dopo, una volta resosi conto del disastro, può sentirsi terribilmente in colpa, ma la morte del passante è irrimediabile, non c’è nulla da fare. Ci sono azioni che una volta compiute non possono essere riparate.

I nostri amici bulli fanno sicuramente un’azione cattiva. Una azione è cattiva quando produce male, una persona lo è quando gran parte del suo modo di agire nei confronti di se stesso e degli altri è orientata al produrre il male. Ma possiamo dire di essi che sono cattivi?

Nei vecchi film western negli anni ‘50 c'erano i buoni e i cattivi. Indicavano del categorie di protagonisti. Allora i buoni erano gli uomini bianchi e i cattivi gli indiani, poi le cose sono un po' cambiate e si è capito che spesso l'uomo bianco era quello dalla parte dei malvagi mentre gli indiani difendevano la loro terra e le loro famiglie.

Ma allora se fare il male è un'azione ed è una scelta, quando e perché si sceglie di fare azioni cattive? (Notate: non ho detto essere cattivi). Anche perché ben pochi sono interamente cattivi, cioè costantemente orientati a produrre il male. E allora, quando e perché i nostri bulli in classe hanno cominciato a tormentare quel compagno più debole?

Sono ben poche le persone e per lo più citate nella storia che hanno fatto una volta nella vita grandi scelte, che hanno accompagnato e deciso tutte le loro azioni, e tutta la loro vita sono state il frutto di quella scelta. Si chiamano scelte radicali perché successivamente tutta la vita di questi personaggi e i loro agire sono completamente diversi, anzi opposti alla vita di prima (per stare nel campo della storia basta citare solo un esempio: S. Francesco d’Assisi). Anche tra i grandi personaggi che incontriamo nella storia ben pochi hanno fatto scelte radicali. Ci sono persone che, almeno a quanto sembra, hanno fatto del male il loro scopo nella vita, ad esempio fare soldi a palate magari utilizzando la droga o il traffico di esseri umani.

Sembra tutto facile giudicare ciò che è male, ma non lo è sempre perché il male va ha talvolta questo brutto difetto che si maschera e addirittura appare affascinante.

I nostri bulli non hanno mai scelto di essere bulli probabilmente.  E alloro studiare osservare capire perché lo sono diventati è un'operazione interessante.

Si sono abituati ad esserlo un po’ alla volta con degli atteggiamenti che studiano gli educatori e psicologi quando sono chiamati a intervenire: indagano, vanno alla ricerca di quando e perché sono cominciate le azioni violente. Tutta ha un inizio. Intanto si scopre facilmente che i bulli in gruppo si sono sentiti forti ed hanno pensato che, comportandosi in quella certa maniera, avrebbero rafforzato la loro forza, emulandosi tra di loro e, soprattutto, il loro potere sul gruppo dei compagni.

Essere capace di fare paura a un compagno più debole sembra dare forza, uno pensa di essere magari ammirato o invidiato, perché ha il coraggio di fare cose che gli altri non farebbero, e così non si accorge della sofferenza che produce.

Il male va quindi riconosciuto, questo è un problema riconosciuto, anzi è un grosso problema.


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