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Job.Scuola.Idee

raccolta di idee e strumenti per una DIDATTICA moderna

Indagine ISTAT il 17% dei pazienti con dolore cronico ha riferito di aver perso il lavoro,

il 20%ha cambiato lavoro,

il 18% ha avuto un cambio di responsabilità con ridimensionamento nella propria mansione.

Ampliando un po’ lo sguardo, in Europa le giornate di lavoro perse in 1 anno a causa del dolore cronico, hanno un costo di quasi 300 miliardi di euro.

Insomma, il dolore cronico provoca modifiche economiche, affettive, comportamentali, sociali, economiche a volte devastanti, tanto che oggi I DOLORE CRONICO è, esso stesso considerato, MALATTIA.

Cosa non di poco conto perché fino a non molti anni fa il dolore era considerato semplicemente un sintomo di una determinata malattia o processo morboso. Malattia quindi, che spesso non viene adeguatamente tenuta in considerazione. L'OMS considera come parametro di AVANZAMENTO SOCIALE di una Nazione il consumo di morfina usato con scopi terapeutici in quella nazione.

Se prendiamo i paesi europei ritenuti “più avanzati” (Inghilterra, Francia, Germania, Spagna, Paesi nordici) l'Italia è purtroppo all'ultimo posto, per consumo di oppioidi forti mentre è al primo posto per consumo di FANS (farmaci anti infiammatori che non appartengono alla categoria dei cortisonici), farmaci assai utili ma che possono avere molti effetti collaterali se usati per tempo e dosaggio inappropriati ( possono risultare molto dannosi per il sistema gastrointestinale, cardiaco, renale.). Se io vi dico diclofenac, ibuprofene, chetoprofene, piroxicam forse non dico molto ma se dico Voltaren, Oki, Brufen, Feldene, sono certo che questi nomi alla gran parte dei presenti sono noti.

Perché questo scarso uso di oppioidi forti? Diciamo la verità, gran parte della colpa è dei medici, seppur con qualche attenuante. In Italia per troppo tempo abbiamo pagato l’ineluttabilità e talvolta l'idealizzazione del dolore per motivi storici, antropologici e anche religiosi (flagellanti, cilicio, partorirai con dolore, dolore come espiazione di colpe proprie od altrui), anche se fin dai tempi più antichi menti aperte, appartenenti alla Chiesa forse non la pensavano in questo modo. Riferisco una frase di Sant’Agostino Vescovo d’Ippona (400 d.C.) uno dei” Padri della Chiesa,” forse il più noto insieme a Sant’Ambrogio di cui fu peraltro discepolo, la frase cheho trovato leggendo un interessantissimo lavoro sul dolore, del Dott Mari e collaboratori afferma.

”Si possono accettare molti dolori, ma nessun dolore può essere amato”. Nessun dolore può essere amato quindi, e data la complessità e la rilevanza del tema dolore, il LEGISLATORE, (qualche volta anche i legislatori pensano) ha ritenuto necessario normare quella che potremo definire la sfida culturale e sanitaria al dolore stesso , attraverso la Legge 38 del marzo 2010. Cosa dice in pratica questa Legge, peraltro poco conosciuta ai più?

Con questa legge viene sancito il DOVERE ETICO di offrire al malato il DIRITTO di accedere alla rete delle cure Palliative e della TERAPIA DEL DOLORE

Art 1 “la presente Legge tutela il DIRITTO del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore.

È tutelato e garantito in particolare l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore da parte del malato nell'ambito dei LEA (livelli essenziali di assistenza, sono le prestazioni garantite al cittadino dal sistema sanitario nazionale) al fine di assicurare il rispetto della dignità e dell'autonomia della persona umana, il bisogno di salute, l’equità nell'accesso all'assistenza, la qualità delle cure la loro appropriatezza.

Le strutture sanitarie che erogano cure palliative e terapia del dolore assicurano un programma di cura individuale per il malato e la sua famiglia nel rispetto:

a) tutela della dignità e autonomia del malato senza alcuna discriminazione;

b) tutela e promozione della vita fino al suo termine;

c) adeguato sostegno sanitario e socio assistenziale della persona malata e della famiglia.

Nelle strutture sanitarie, nella sezione medico infermieristica, l’obbligo di riportare all'interno della cartella clinica la rilevazione del dolore, farmaci usati, risultati conseguiti

Ottima legge applicazione forse non ancora soddisfacente.

QUALE RUOLO per i Medici di Medicina Generale? Riporto uno studio FINLANDESE, che a mio avviso potrebbe ben calarsi anche nelle nostre realtà: su 5000 pazienti che afferivano agli ambulatori del medico di medicina generale, il 40% delle visite era dovuto al dolore . 1 su 5 con dolore cronico (numeri importanti).

I MMG hanno responsabilità e ruolo importanti perché sono chiamati a dare una prima risposta diagnostica terapeutica al dolore (sono nodi di rete) e se la risposta è insoddisfacente possono avvalersi di specialisti in altre discipline ed indirizzare il paziente presso strutture ritenute più idonee e deputate al trattamento del dolore (Dott Mariot); vedi centri terapia del dolore Regione Veneto. È giusto in questa sede ricordare anche l’ottimo lavoro svolto dai Medici Palliativisti che operano anche a domicilio nel nostro territorio Il dott. Manno e il Dott. Riolfi.

Come viene definito il dolore?

Mi piace questa semplice definizione " sensazione SOGGETTIVA ed ESPERIENZA PSICOFISICA estremamente spiacevole, che segnala all'individuo un processo che sta danneggiando tessuti o organi del suo corpo". Quindi dolore che è influenzato da fattori emotivi, culturali, affettivi che colpisce il FISICO ma anche l'ANIMA del paziente. Il dolore fa di tutto per “DISARMARMI LA VITA”, come recita un bellissimo testo di un noto cantautore (Roberto Vecchioni: “ho conosciuto il dolore”)

Da quanto fin qui ho esposto il dolore ha, quindi, come caratteristica, la MULTIDIMENSIONALITA’ e NON PUO’ ESSERE CONSIDERATO SOLTANTO COME UN SISTEMA DI SEMPLICI TRASMISSIONI SENSORIALI.

Dolore che a volte è anche ESPERIENZA DIFFICILE DA COMUNICARE, vuoi perché medico e paziente spesso parlano linguaggi diversi vuoi perché i linguaggi cambiano e di per sè l'esperienza dolorosa è esperienza soggettiva vissuta diversamente dai singoli individui.


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