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Job.Scuola.Idee

raccolta di idee e strumenti per una DIDATTICA moderna

 

La scuola italiana è non confessionale, ma “laica”. Tutto ciò che essa offre dovrebbe essere reso libero da influenze di tipo confessionale o religioso. Dovrebbero essere escluse le celebrazioni religiose per facilitare l’integrazione dei bambini non cristiani ma, soprattutto, per mantenere il valore aconfessionale (laico? In fondo, che cos’è la laicità? Non è detto che lo si sappia) dell’insegnamento e dell’istruzione.

Non siamo quasi più al tempo nel quale il parroco del paese a Pasqua andava a benedire la scuola, si tratta di vedere se la celebrazione del Natale cristiano (“Tu scendi dalle stelle o re del cielo…, Adeste Fideles…”, il presepio…) possa essere vista in contrasto appunto con la laicità.

 

Prima osservazione: esiste un Natale non cristiano? Natale o è cristiano o non è. Il Natale o è religioso o non è. Comunque lo vogliamo vedere, il Natale è la celebrazione di una nascita di un bambino. Lo consideriamo simbolicamente la celebrazione della nascita di tutti i bambini e il prolungamento della vita? Va benissimo, ma non è il Natale che celebriamo noi. “Natale laico” è un ossimoro. Esso è per sua definizione un Natale cristiano. Possiamo inventarci qualcosa altro, non so, festa della luce, dell'albero verde, del panettone, dell’inverno… Ma Natale è e rimane cristiano. Lo stesso Babbo Natale, che porta dolci regali, è una figura solo apparentemente non religiosa, se vogliamo profana, ma si carica di simbolismo religioso (perché i genitori che preparano la sera prima i doni per i bambini piccoli hanno bisogno di una figura simbolica come quella di Babbo Natale, se non come richiamo a una presenza “magica”, quindi pagana, ma pure pre-religiosa?).

E allora che cosa ha a che vedere il Natale-cristiano con la scuola sempre più multirazziale e multiconfessionale?

Il problema è quello delle radici e dell’identità, che non è assolutamente un tema secondario, anche se un tema equivoco. È un problema che riguarda il passato e il peso che ha nel presente. Ma non nel senso di “identità” ideologica, accettata acriticamente.

 

Ed ecco subito il confronto passato-presente. Quali sono le radici di un popolo di un nazione nella quale le chiese, sorte come luogo di preghiera e di incontro di una comunità “cristiana”, sono ormai praticamente vuote nei riti, al massimo considerate e visitate come musei? Quanto sono presenti e vissuti oggi i valori fondanti del cristianesimo, e quindi dell’identità?

Eppure le radici esistono e come! Se per radici intendiamo come nei secoli il cristianesimo ha contrassegnato il territorio: chiese, monasteri e conventi sono presenti ovunque, i santuari, spesso con richiami a metà tra sacro e profano, attraggono folle in ogni periodo dell'anno e, inoltre, le croci su ogni cima, capitelli nelle contrade marcano il territorio, i più svariati santi danno nome da secoli a città e borghi, mentre feste e processioni sono vissute anche oggi con grande partecipazione dalla religiosità della gente. Chiunque vada visitare qualsiasi museo, lo troverà ricco di pitture della vita di Cristo, immagini delle più svariate madonne, e di innumerevoli santi. Sì, indubbiamente la nostra nazione, o se vogliamo la nostra civiltà, ha radici cristiane.


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