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Job.Scuola.Idee

raccolta di idee e strumenti per una DIDATTICA moderna

È vero, siamo di fronte a un fatto nuovo e ogni novità suscita immediatamente ansia, come gestirla?

Un proverbio tedesco afferma: “Bussarono alla porta, andai ad aprire, ma non era il diavolo”. Il suo significato non è difficile. Prima di decidere se siamo di fronte a un grande pericolo, bisogna aver la forza di affrontare la realtà guardandola bene in faccia e scoprire che in realtà non è così brutta come appare. Aprire la nostra metaforica “porta” significa conoscere, non per suggestione, sentito dire, ma andare a cercare dei dati. Fondarsi sulla ragione è la prima scelta.

Impariamo a dare il vero significato alle parole. Tornare ad utilizzare il dizionario, perché no?, non sarebbe mica male

Siamo di fronte all’invasione? Tutti usano questa parola che però è estremamente traviante perché falsa. Il dizionario ci dice che si ha invasione quando c’è ingresso nel territorio di uno stato da parte delle forze armate di uno stato belligerante, per compiervi operazioni belliche, con o senza l’intenzione di occuparlo stabilmente. È naturale perciò che sia per tutti un dovere respingere un’invasione. 

Se usassimo al contrario la parola migrazione-immigrazione? Il dizionario dà questa definizione: ogni spostamento di individui, per lo più in gruppo, da un’area geografica a un’altra, determinato da mutamenti delle condizioni ambientali, demografiche, fisiologiche. C’è differenza? Direi di sì, almeno non c’è più quell’accento minaccioso e di pericolo che il precedente uso del linguaggio portava con sé.

Le emigrazioni come tali hanno sempre fatto parte della storia dell'umanità. Per i pochi che lo ricordano, l'esodo del popolo ebraico dall’Egitto verso la Terra Promessa è un po’ la figurazione di tutte.

Un passo avanti è rappresentato dal fatto di cominciare a riflettere su precisi dati quantitativi e qualitativi. Quanti sono questi nuovi arrivati? Da dove provengono? Dove vogliono andare? Che cosa cercano…? Perché si muovono? Certamente tutti i giornali suggeriscono risposte, che però sono molto diverse. Non è lo stesso scrivere che vengono per sfuggire alla fame, oppure per cercare genericamente una vita più comoda, più facile, perché si pensa di trovare qui un Eldorado. Tutte le parole hanno un loro peso.

Conoscere i “diversi”. Sono diversi, ma non sono “i diversi”. Non sono un miscuglio informe. Ciascuno degli arrivati ha una cultura, tradizioni, arte, costumi, molto differenti anche da chi è arrivato assieme…. Tradizioni, religione, usi, costumi che non sono i nostri, ma non sono “alieni”. Il fatto di avere la pelle nera o di un colore diverso dal nostro non li apparenta ad esseri subumani. Si scopre che fra essi ci sono ingegneri, medici, insegnanti, professionisti. Noi siamo portatori di una civiltà fra le altre, non di una civiltà superiore.

Conoscere significa qui soprattutto conoscere le loro esperienze, ma per questo è necessario incontrarli. Niente come il racconto può essere portatore di autentica conoscenza. Diventare persone che incontrano, essere disposti a incontrare senza preconcetti ostili, ma nella verità, può rappresentare una grande meta educativa. Incontrare non un numero fra tanti, ma una “vita”.

Essere persone razionali non è sconveniente per persone in crescita. Un problema non sostituisce altri problemi. Il problema della crisi e della povertà oggi in Italia non è generato da questa tumultuosa immigrazione-invasione. Esso è precedente e non si annulla liberandosi del primo. Quello resta ha altre cause e va affrontato con altri strumenti, altrimenti saremmo di fronte alla ricerca di alibi e di fuga dalla realtà.


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