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Job.Scuola.Idee

raccolta di idee e strumenti per una DIDATTICA moderna

METTERE IN DISCUSSIONE LE PROPRIE IDEE

 

 

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Perché le persone molto raramente cambiano le proprie opinioni…

… anche quando con ragionamenti corretti viene dimostrato che in determinati modi di comportarsi si sono sbagliate?

Rinunciare alle proprie opinioni in favore di argomenti portati da altri è un’operazione piuttosto difficile. Bisogna ammettere per esempio che si è sbagliato in qualcosa.

Proviamo a immaginare questa situazione:

  • I genitori di Andrea vanno dall’insegnante per sentire il suo giudizio sull’andamento scolastico del figlio. Se i giudizi sono tutti positivi, anzi addirittura entusiasti (è il più bravo della classe!), i genitori non solo saranno contenti, ma andando a casa si diranno: “Per  forza, noi sapevamo già cosa ci avrebbe detto l’insegnante!

E se il giudizio fosse completamente negativo, quali discorsi allora genitori?

  • Potrebbe nascere in essi un sentimento di rifiuto, di non accettazione del parere: Andrea non è come lo giudica l’insegnante.
  • Beh, in questo caso i genitori si sentiranno in parte in colpa (è come se l’insegnante avesse rimproverato anche loro) e si chiedono: “Ma allora dove abbiamo sbagliato?”
  • Soprattutto, dovranno chiedersi: “Che cosa dobbiamo fare adesso per cercare di far cambiare opinione all’insegnante?
  • Ma a loro potrebbe venire in mente anche questa riflessione: “È colpa nostra, o è colpa della scuola che non ha saputo motivare, capire, il nostro Andrea?

Cambiare un sistema di regole o di comportamenti nei confronti del figlio, essere più severi, (il che non è detto che riesca) non è una cosa facile per alcuno.

  • Può succedere (ma succede qualche volta?) che la loro reazione giunga a questa conclusione: “La scuola non capisce niente, non ha capito Andrea e un po’ quindi è colpa degli insegnanti dei problemi che si sta trascinando… E se lo cambiassimo di classe?”.

Ammettere degli errori e cambiare opinione è l'operazione che si dovrebbe fare molte volte. Purtroppo, nessuno ammette volentieri i propri errori.

Si dice, in questo caso, che uno dovrebbe mettersi in discussione, mettersi in crisi, ma non è facile perché bisogna vincere abitudini consolidate nel tempo. Osservando l’ultimo discorso dei genitori di Andrea notiamo che in essi scatta un meccanismo molto frequente: non accettare l’errore pensando che, semmai, esso è degli altri.

Tenete presente come molto importante che:

Cambiar opinione molto spesso comporta come conseguenza la necessità di cambiare qualcosa dentro di noi (abitudini, modi di pensare, modo di comportarsi con gli altri…). È questo che rende difficile ammettere i propri errori.

Ancora sul pregiudizio

Ora, non avendo fatto degli opportuni ragionamenti o portato delle prove a sostegno della loro tesi, addossando la scuola la responsabilità dell’insuccesso scolastico di Andrea, i genitori esprimono un convinto pregiudizio nei confronti degli insegnanti o della scuola.

Molto spesso il pregiudizio è frutto anche di errori che nascono dal fidarsi soltanto delle apparenze. Noi spesso cadiamo in errore (e non accettiamo di essere in errore) perché siamo vittime di illusioni, dovute anche a imperfezioni dei nostri sensi. Ci sono moltissimi esempi di fenomeni che ingannano la nostra vista.

  • Uno di questi, molto conosciuto, ce l’offre un arco a sesto acuto, la cui lunghezza della base sia uguale alla misura dell’altezza. In apparenza, per un’illusione ottica, l’arco ci potrà sembrare più alto che largo, e noi siamo pronti a scommettere che è proprio così, ma se andiamo a verificare, misurando la larghezza alla base e la sua altezza, vedremo che sono esattamente della stessa misura e così ci rendiamo conto dell’errore.
  • Due segmenti della stessa lunghezza posti in parallelo a una certa distanza. Se uno ha uno spessore più sottile dell’altro, ci potrà sembrare più lungo, ma nella realtà non è così.

In entrambi i casi, ciò avviene a causa di una deformazione ottica, che porta il nostro cervello a compiere degli errori.

Un altro diffuso tipo di pregiudizi è generato dalla diffusione di credenze, si tratta di convinzioni diffuse tra la gente. Esse non hanno alcun valore scientifico, ma la gente la considera vere senza mai porsi la necessità di verificarle[1].

In conclusione abbiamo appreso che:

I pregiudizi sono giudizi o opinioni errate che dipendono dalla scarsa conoscenza dei fatti o da accettazione non critica (cioè non verificata) di convinzioni correnti.

Si può dire dunque che i pregiudizi sono affermazioni basate solo su ciò che appare “a prima vista”, ma pure su ciò che crediamo, perché lo abbiamo “sentito dire”. Qui nasce un grossissimo, anzi il vero grande problema del conoscere.

Siccome tutte le nostre attuali conoscenze (quello che già sappiamo, quello che crediamo, quello che pensiamo sul mondo e sulla gente…) nascono dal fatto che ci sono state trasmesse (dai genitori, dalla scuola, dell’ambiente, dagli amici…), come possiamo trasformarla in una nostra conoscenza?

È quello di cui ci occuperemo a partire dalla prossima scheda. E vedremo che l’arma segreta in mano nostra è l’uso corretto del ragionamento.

La congruenza: quando l'abito non dovrebbe, ma di fatto fa, il monaco

L'abito non fa il monaco, dice il proverbio, ma noi, da bravi logici, sottolineiamo che non c'è congruenza[2] tra l'affidabilità di una persona, che è certamente una qualità, e una moda che si crea all'esterno. Riprendiamo le “situazioni” esaminate nella scheda precedente :

  • "Paolo è cattivo perché ha dato un calcio a Nicola".
  • Il giudizio "è cattivo" viene sostenuto con il: "perché...", ma vediamo anzitutto che viene fatto un uso improprio del linguaggio.
  • Potremmo dire "Paolo in quel caso (ma lo è sempre?) è stato violento, irriflessivo, impaziente, vendicativo...", a seconda della causa che ha dato avvio al calcio.
  • "Cattivo" esprime qualcosa di generale, totale, non parziale, un po' come la nostra città che può essere sporca, mancare di spazi verdi o di impianti sportivi, ma è difficile poter sostenere che è senz'altro "brutta".

Faccio presente alla vostra riflessione che non siamo di fronte a questioni un po' cervellotiche, ma invece assai importanti.

Le persone molto spesso si costruiscono dei giudizi generali e assoluti sulla base sia di dati oggettivi parziali, sia anche attraverso un uso improprio del linguaggio e arriviamo così ad acquisire non tanto dei giudizi, quanto dei pregiudizi, che, come dice la parola, sono giudizi fondati prima, e fuori, di un esame obiettivo dei dati a sostegno.

Per tornare alla questione iniziale, c'è una certa differenza tra dire "la nostra città ha strade che in molti punti sono dissestate" e " è una città brutta", ma molte volte, e Paolo ce lo insegna, noi passiamo tranquillamente dall'una all'altra con risultati che hanno dei riflessi anche come noi costruiamo i giudizi sulla gente, sul nostro tempo.

Ed eccoci all'ultimo passaggio. Una quantità non è opinabile (cioè non deve dipendere dalle opinioni). Un chilo di carote sono sempre 1000 g, ieri oggi e domani, ma "Bello", "Brutto" appartengono a giudizi di qualità, esprimono piuttosto "opinioni", che uno si è costruito via via. Come tali, le opinioni devono continuamente confrontarsi con le opinioni degli altri.

Logica

Siamo ora in grado di capire anche il significato di un termine che abbiamo sentito usare: logica, che è la scienza che stabilisce le regole da seguire per un corretto ragionamento. Con parole più precise, logica è quella disciplina che studia le forme e le leggi del ragionamento.

Nel linguaggio comune si dice di uno che “è una persona logica”, oppure che quel discorso “ha logica”, quando è capace di condurre un ragionamento e un discorso esente da illusioni, pregiudizi (vedi sopra), errori[3].

La “logica, che è una materia molto elaborata, come la intendiamo qui in modo semplice, è la materia che insegna a fare domande e a rispondere alle domande in modo corretto. Questo viene reso chiaro con il seguente esempio di domanda e risposta.

  • Una domanda: “Sei bravo a scuola?”; risposta: “Sto molto bene con la felpa gialla”. La risposta non è né giusta né sbagliata, non ha riferimento con la domanda. Diciamo pertanto che non c’è “logica” nella risposta.
  • Due affermazioni: “due più due fa quattro”, afferma una persona, “invece, secondo me, quattro più quattro fa otto”, risponde l’interlocutore. Entrambe le persone dicono cose giuste ma non comunicano, cioè non dialogano, vale a dire, ognuno va per conto suo.

In questo esempio ognuno pensa a quello che ha in testa ma non ascolta l’altro. Pertanto, bisogna cominciare a comprendere che c’è un contesto da tenere presente, per cui diciamo che una affermazione, o una risposta, è corretta in quel contesto, mentre potrebbe avere un significato diverso in un altro o non avere nessun senso in un altro contesto.

Per ragionamento si intende l’insieme di passaggi compiuti, rispettando appunto la logica, attraverso i quali, partendo da premesse, si giunge ad altrettante conclusioni. Alla base di un discorso c’è un’affermazione, ossia un giudizio. Aggiungiamo perciò alle definizioni già esposte anche la seguente Regola fondamentale:

Ogni giudizio deve essere verificato nel confronto della realtà, attraverso certe regole, quelle della logica. Si può allora stabilire se un giudizio è vero, falso, dubbio o non fondato.

Rendiamo chiara questa definizione con i seguenti 2 esempi:

  • “Tutti gli alunni della classe ID verranno promossi” è un’affermazione dubbia, in quanto né la teoria, né la realtà pratica sono in grado di confermarla o smentirla con sicurezza prima che si verifichi. Tuttavia, una cosa imponderabile (imponderabile = non misurabile, misurare = sperimentare, ma anche un fatto che non era e non poteva essere pre-visto, visto prima, con sicurezza) può essere prevedibile, presumibile.
  • Un fatto è prevedibile quando le informazioni su esso sono insufficienti per stabilire con certezza che avverrà, ma alcune informazioni che abbiamo su di esso sono a favore. Si possono perciò fare delle ipotesi.
  • Noi formuliamo delle ipotesi in varie maniere, soprattutto con una proposizione subordinata ipotetica (“se succede questo fatto, allora come conseguenza…”).[4]

La formazione delle certezze

Analizziamo la seguente “simulazione”, magari potrebbe essere capitata anche nella vostra classe:

  • Oggi, martedì, c’è il controllo dei compiti assegnati per casa. Paolo (poveraccio, ce  l’abbiamo sempre con lui!) non li ha eseguiti, ha dovuto accompagnare i genitori ad acquistare il vestito nuovo per la Cresima e, alla sera, si è sentito poco bene. È un caso. Capita, diremmo noi, a tutti. Non ha nessun peso nel far nascere nell’insegnante dei giudizi sul comportamento di Paolo circa i suoi obblighi scolastici.
  • Altro controllo, magari il giorno dopo. Neanche oggi Paolo ha portato i compiti assegnati per casa. Anzi, a dire il vero li aveva svolti, ma purtroppo (dice lui), ha dimenticato di mettere il quaderno nello zaino. È una coincidenza. Neanche l’insieme delle due coincidenze forse è sufficiente per esprimere giudizi motivati e fondati.
  • Il prof. comincia a tener d’occhio Paolo, vuole vederci chiaro e anche alla terza verifica Paolo si presenta a scuola senza compiti.
  • L’insieme di tre coincidenze ha un significato preciso. L’insegnante comincia a maturare una opinione negativa. Diverse coincidenze rappresentano un indizio, suscitano dentro all’insegnante dei sospetti motivati, fondati: infatti, una serie di osservazioni, concordanti, portano tutte nella stessa direzione, alla formulazione dello stesso giudizio.

Se anche al quarto controllo la situazione non cambiasse, il giudizio negativo dell’insegnante, prima dubbio, poi sospetto, alla fine diventa certezza[5]. Ormai non ha più dubbi. Chiunque si sarebbe formato un giudizio preciso, fondato su fatti oggettivi: Paolo è uno studente che non svolge i compiti per casa. Ed ecco il giudizio certo: Paolo è un ragazzo disimpegnato. Certamente la sua esperienza scolastica non è molto felice e, probabilmente, se non arrivano fatti nuovi, l’esito scolastico sarà negativo[6].

Questo giudizio non è ricavato dalla teoria, bensì dall’esperienza[7].

Pertinenza

Quando viene posta una domanda, la conseguente risposta può essere pertinente o impertinente. La risposta pertinente può essere anche sbagliata, purché abbia un preciso rapporto con la domanda. La risposta impertinente non ha alcun legame con la domanda[8].

I “tuttologi”, ovvero parlare per competenza

Pregiudizi e credenze passano e si diffondono anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione.

Oggi fa molta audience dare spazio in televisione ai cosiddetti talk show. Si tratta di incontri di dibattito e discussione su mille e disparati argomenti dalla politica al costume, alla attualità, alla religione, alla moda ecc.

Le persone che sono convocate per alimentare sostenere tali incontri, molto spesso, non sono chiamate per la loro competenza, ma per il loro successo di immagine o per il loro estro. Conta non quello che dicono, ma come si esprimono e quanto divertimento assicurano. Capita quindi, che un’attrice discuta dal suo punto di vista se Dio esiste, un giornalista di politica parlerà dei problemi del mondo nell’anno 2013, uno scrittore di romanzi gialli dirà la sua sull’economia, sull’educazione dei giovani eccetera.

Quali risultati ci possiamo aspettare da questi incontri culturali?

  1. Quanto all’informazione: è difficile che io alla fine sappia qualcosa di più dell’argomento, posso, se mi interessa, conoscere qualcosa su come la pensa quel personaggio sull’argomento, il che, come tutti capiscono, è ben altra cosa.
  • Se Dio esiste è una questione, se l’attrice tal dei tali crede o no all’esistenza di Dio è ben altra questione e di ben secondaria importanza. Non bisogna fare confusione.
  • La gente, per l’impossibilità o incapacità di esercitare un controllo critico, più o meno consapevolmente, tende a confondere le due cose e adeguare le proprie opinioni a quello che sente. Ma è assai possibile che su un determinato argomento la persona che viene intervistata in televisione sia molto più impreparata e ignorante di chi sta a sentire a casa.
  1. Quanto al metodo: questioni molto complesse e difficili, non soltanto dell’esistenza di Dio, su cui l’umanità dibatte da millenni, ma anche sui veri problemi del mondo d’oggi, vengono banalizzate, ridotte a questioni da salotto.
  • C’è una cultura in pillole che dovrebbe risolvere tutte le grandi questioni le quali, invece, essendo difficili e complesse, devono essere lasciate agli specialisti, lasciando a loro tutto il tempo necessario (invece, bisogna rispondere magari in 30 secondi!).
  • Se uno, per necessità o interesse personale, intende affrontare un problema complesso e difficile, deve abituarsi a rivolgersi alla persona che gli può dare una risposta completa, scientifica (e abbiamo già visto che una risposta scientifica può essere anche confessare che non c’è, almeno per ora, la risposta). Se uno ha una malattia seria non gli basta andare dal proprio medico, ma si rivolge, giustamente, allo specialista. Non si sognerebbe mai di andare non dico dal farmacista che, comunque, qualche competenza ce l’ha, ma dalla vicina di casa o dall’attrice o dallo scrittore di fama.
  • Analogamente cominciamo a considerare seria l’informazione: se ci basta la risposta di un’attrice o di uno scrittore per farci la nostra opinione, allora evidentemente o la questione non è seria, o non siamo seri noi.
  1. Soprattutto, ed è la cosa peggiore, il numero fa diventare vere (cioè certe) le opinioni. Se in televisione su un certo problema tutti hanno lo stesso parere o dicono le stesse cose, allora quel parere da opinione diventa certezza (è sicuro che è proprio così) e perciò Verità.
  • La conseguenza è che chi non accetta queste verità in pillole, nell’epoca dei mass-media della televisione, appartiene a una minoranza e, quindi, non conta nulla. Bisognerebbe però ridare dignità alla competenza e alla preparazione, riservando ad esse il compito di formare le opinioni e di dare certezze.

FINE PRIMA PARTE

 



[1] Il superamento delle credenze e dei pregiudizi è possibile anzitutto partendo da una buona cultura di base ed allo sviluppo delle capacità di riflessione.

[2] Dal dizionario: il termine indica la convenienza, la corrispondenza. la proporzione tra due cose. Termini sinonimi sono: adeguatezza, corrispondenza, conformità, proporzione.

[3] Che cosa stai imparando in classe quando si fanno esercizi di "analisi logica" della frase o del testo?

[4] Nella seguente frase: "potrebbe anche darsi che tutti gli alunni della ID saranno promossi" è contenuta un'ipotesi, o è solo una speranza?

[5] Lo schema, riferito anche agli esperimenti scientifici, può essere seguente riferito a un accadimento: una volta= un caso; due volte = una coincidenza; tre volte = un indizio; quattro volte =probabilità; cinque volte = certezza.

[6] A pensarci bene, se appassionati spettatori di polizieschi, avrete notato che tutte le certezze delle indagini arrivano dopo aver messo insieme e collegato una serie di indizi.

[7] Certamente se il giudizio negativo sul rendimento scolastico di Paolo venisse dato dall'insegnante sulla base delle apparenze (l'alunno veste male, è trasandato, spesso non è ben pulito…) saremmo di fronte a un classico esempio di pregiudizio. La storia ci insegna che a causa dei pregiudizi ci sono state guerre massacri e anche stermini di popoli! Sarà bene non cascarci, non vi pare?

[8] Nell'uso comune noi diciamo impertinente colui che fa delle domande che non dovrebbero essere fatte.


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