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Job.Scuola.Idee

raccolta di idee e strumenti per una DIDATTICA moderna

AIUTA IL TUO INSEGNANTE A SCRIVERE:
“La storia della mia scuola”

 

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Una breve premessa:

Ti sei mai chiesto che cosa insegnano gli insegnanti? Beh, mi rispondi immediatamente: insegnano le materie (cioè istruiscono nella storia, italiano, matematica, musica, inglese eccetera…). Ma ci insegnano anche come comportarci, avere rispetto, aggiunge una tua compagna …

Giochiamo pertanto col verbo insegnare. Andiamo alla scoperta del significato “nascosto” del contenuto di questo termine. Scopri che esso è composto dal prefisso in e dalla parola segnare, cioè mettere segni. Se il prefisso lo mettiamo dopo la parola, viene fuori segnare+in. Concludiamo perciò che insegnare vuol dire mettere dentro segni.

Dove mettono i segni gli insegnanti? Ecco la prima, e più facile risposta:

  • Mettono segni nelle verifiche, quando ci sono gli errori.

Suggerimento:ma non è forse vero che i segni vengono anche messi nella mente, nella persona dell'alunno? È vero!

Approfondimento: Quali sono i segni che mettono dentro gli insegnanti?

  • Mettono dentro delle capacità (così siamo capaci di par­lare l'inglese, di comunicare con gli altri, di saper ra­gio­nare… ).
  • Ti è stato fatto notare che gli insegnanti in-segnano anche come comportarsi, come stare con gli altri
  • Ancora un passo avanti: è stato scoperto che questi segni sono, ad esempio, l'amore per il sapere, l'a­more per la bellezza, l’amore per il bene … (Ma una alunna di suo ha aggiunto: l’amore per gli alunni! Una bella intuizione!).

A questo punto fai un'importante scoperta: “allora gli insegnanti sono un po' filosofi perché abbiamo visto che il filosofo è colui che ama il sapere e vuole trasmetterlo”.

L'insegnante è un filosofo sempre (anche se qualche volta non lo sa o non se lo ricorda).

L’amore (per il sapere, per la bellezza, eccetera) è un valore. Tutti quanti abbiamo dei valori che dobbiamo sviluppare e questo è il compito che hanno gli insegnanti: aiutarci a sviluppare capacità, aiutarci a stare in mezzo agli altri, aiutarci a sviluppare valori.

Scopriamo che è vero che gli insegnanti insegnano una materia ma, allo stesso tempo, il loro compito è quello di lasciare delle impronte, cioè dei cambiamenti all'interno della mente degli scolari.

Ed ora pronti per l'impresa!

Adesso che sei un po' addestrato, forse sei in grado anche di metterti alla prova collaborando a una vera “ricerca di storia”. Immagina che il tuo insegnante abbia avuto l'incarico dal suo Dirigente di scrivere la storia della scuola che tu ora frequenti.

Siccome è un impegno che richiede sforzo e tempo, l'insegnante si rivolge agli alunni che hanno fatto il laboratorio di storia, e chiede il loro aiuto. Pensi di esserne capace?

Scuola: edificio e comunità

Per dare un valido aiuto al lavoro del tuo insegnante devi diventare pure tu un ispettore che deve fare un'indagine, cioè una ricerca (in questo caso una ricerca storica).

Prima domanda dell’insegnante: da dove iniziamo? Risposta immediata: ma si va a vedere su Internet! (Non c'è che dire!) … Si va a leggere i libri! (osservazione logica: se qualcuno ha già scritto la storia della scuola, non è necessario che la scriva l’insegnante!) “Si va in giro a cercare persone anziane che conoscono la storia della nostra città e che abbiano informazioni” .

È già un buon sistema, ma il problema è: da dove si comincia?

Però, dice l'insegnante, io ti voglio guidare attraverso qualche piccolo esercizio, facendoti fare delle scoperte interessanti, magari in futuro troverai questi consigli utili per le tue ricerche alle scuole medie e anche alle superiori.

Prima riflessione: quali parole contenute nel titolo: Scuola – Storia - Scrivere ti sembrano più importanti? Esaminiamole.

Scuola: apri il dizionario di italiano sulla parola e fai una scelta tra le varie definizioni del termine.

  1. Istituzione organizzata sistematicamente a scopo di istru­zione ed educazione; l'insieme delle istituzioni scolasti­che di un paese (la scuola ita­liana, la scuola inglese…).
  2. Un singolo istituto scolastico; il complesso dei suoi inse­gnanti ed alunni; il luogo o l'edificio dove esso ha sede (i vari plessi delle elementari, l’edificio che contiene la scuola media, il li­ceo…).
  3. Una attività rivolta a far apprendere una o più, discipline o arti; l'insegnamento; indirizzo di studi o metodo didattico e pedagogico adottato (scuola di musica, di inglese, di danza….).
  4. [in senso figurato] Ammaestramento, pratica, esercizio (que­sta esperienza è una scuola di vita!).
  5. Insieme di artisti, scrittori, filosofi, scienziati che seguano un medesimo indirizzo o maestro (di­ciamo: i Cristiani sono quelli che seguono gli insegna­menti di Gesù, vanno alla scuola di Gesù).

Non c’è che dire: la parola “scuola” ha molti significati. Quale dei cinque indicati prima va scelto per la nostra impresa?

Quello più semplice e più adatto al nostro caso ci appare il numero 2 (la scuola è un edificio), perché, dovendo dare delle risposte, è facile trovare tutta la documentazione che serve (quanto è costata, chi ha fatto il progetto, in quanto tempo è stata eseguita, quali lavori sono stati fatti successivamente, ci sono stati avvenimenti particolari nei quali l’edificio è stato coinvolto … ?).

Fai ora attenzione alla seconda definizione che abbiamo scelto. Essa contiene due indicazioni precise.

La scuola è un edificio:

Siamo stati tutti d'accordo che, per iniziare la storia della nostra scuola, si parte dall'edificio.

Ricordiamoci adesso del nostro ispettore Richard Holmes, che doveva indagare sull'omicidio del Conte. Noi dobbiamo seguire il suo metodo. Che cosa ha fatto appena ha iniziato l'indagine?

  1. Per prima cosa osservo attentamente l’edificio e il luogo dove è collocato: mi sembra vecchio, antico, o recente[1]? Quali sono i segni del tempo passato: con quale materiale sono costruiti i mobili, gli arredi delle aule, quanto sono vecchie le carte geo­grafiche … Sono stati fatti lavori di manu­tenzione, di ingrandimento, di riparazione?...
  2. Comincio a confrontare due edifici scolastici della stessa fascia (elementari, medie…), rilevando le diffe­renze maggiori tra edifici scolastici costruiti magari in epoche diverse: qq
    1. quando sono stati costruiti i due edifici? (Tro­vate voi le informazioni giuste![2]).
    2. A chi sono stati intitolati? Chi furono questi per­sonaggi, quando sono vissuti, cosa hanno fatto di importante?
    3.  Perché la città ha scelto quel personaggio cui de­dicare la scuola? Se non riesce a ricavare l'in­formazione, prova a im­maginare la motiva­zione del consiglio comu­nale a cui spettava la titola­zione.
      1.  Chi ha fornito i soldidella costruzione: il Co­mune, lo Stato, la Regione oppure pri­vati?
      2.  Informati, oppure immagina, che cosa ha de­ter­minato la scelta del luogo dove i due edifici sono sorti.
      3.  Quale dei due edifici conserva maggiori tracce del passato? Magari qualche scuola ha realiz­zato in un angolo un piccolo museo del pas­sato sco­lastico delle più lontane generazioni (pallottoliere, banco antico, calamai, stufa per riscal­damento dell'aula, foto).

L’edificio in pochi anni è cambiato. Tu non te ne accorgi, ma oggi, ad esempio, ci sono luoghi destinati ad attività che una volta non c’erano: l’aula di informatica, le aule per i vari laboratori. All’interno dell’aula ci sono cose nuove: il videoproiettore, il PC, la lavagna multimediale-[3].

Questo ti fa capire che, anche se l’edificio esternamente resta lo stesso, all’interno può cambiare anno dopo anno a seconda dei cambiamenti nell’insegnamento..

Esercizio: fotografa almeno tre oggetti o ambienti della tua scuola che ricordano il passato e inserisci le foto in questa scheda

La scuola prima di essere un edificio è una comunità

Hai visto nelle pagine precedenti che la scuola è un edificio. Ora rifletti sul fatto che la scuola è una comunità: una comunità che è soprattutto composta da insegnanti ed alunni (altre figure, come quella del Dirigente o dei bidelli per la nostra riflessione in questo momento sono meno importanti, anche se è importante la funzione che ricoprono nella scuola).

Una comunità è un gruppo di persone che si trovano insieme con un compito o uno scopo, e con delle regole che devono essere rispettate[4].

Esercizio (facile, facile, facile!) indica almeno quattro comunità alle quali partecipi o delle quali hai sentito parlare.

Domandina un po’ più “birbante”: I genitori fanno parte della comunità scolastica?

Esercizio di riflessione: Tu cosa risponderesti?(Non basta, ovviamente, rispondere sì o no ma devi giustificare-cioè spiegare)

Chi sono gli alunni?

  • Siamo noi (tempo presente!). Qual è il tuo rap­porto con la scuola? Ti piace andare, ami qualche ma­teria in particolare o ne odi qualche altra? Hai delle paure? So­prattutto, ti senti bene a scuola? Se ti chie­dessero quali cambiamenti porteresti nella tua scuola, avresti qualche idea o desiderio?
  • Erano (tempo passato! In questo caso un passato vicino) i nostri genitori. Costoro possono darci i loro ricordi. Molto più lontani nel passato i nostri nonni o bisnonni[5]. Le foto nelle pareti delle attività degli sco­lari di 70anni fa cosa illu­strano della scuola del tempo[6]?
  • I fratellini ancora alla scuola materna sono gli scolari del futuro (prossimo). Pensi che troveranno qualche novità rispettoad oggi? Magari saranno aboliti i com­piti per casa o, invece dello zaino pesante una decina di chili, porteranno nella borsa l’Ipad? Avranno le stesse difficoltà e paure che hai tu?

Chi sono gli insegnanti?

Gli insegnanti che oggi sono presenti a scuola noi li riconosciamo, se li incontriamo per strada sappiamo chi sono: sono i nostri maestri.

  • Alcuni li conosciamo molto bene: infatti da diversi anni li incontriamo tutti i giorni e abbiamo con essi un rapporto particolarmente profondo[7].
  • Altri insegnanti li conosciamo solo di vista o perché ne abbiamo sentito parlare dai nostri fratelli o dagli amici.

Siccome però a noi interessa in questo momento la storia della comunità scolastica ci domandiamo se sappiamo qualcosa degli insegnanti e degli alunni del passato. Questo infatti è l'obiettivo (lo scopo) della nostra ricerca se ci proponiamo di fare la storia della comunità scolastica.

Nell'atrio dell'edificio nel quale noi conduciamo il nostro laboratorio (una scuola elementare) c'è una grande lapide di marmo con l'elenco di una serie di insegnanti premiati perché hanno superato i 40 anni di servizio e, molti, non sono neppure più vivi.

  1. Leggi i loro nomi.
  2. Riporta in quali anni e per quanti hanno insegnato i quattro insegnanti più anziani.
  3. Chi è l'insegnante più lontano nel tempo?
  4. Immagina dove potresti trovare notizie su di lui
  5. Nell’elenco quanti sono gli insegnanti uomini e quanti sono le insegnanti donne?
  6. Quanti insegnanti maschi sono presenti oggi nella tua scuola[8]?
  7. Metti a confronto il numero degli insegnanti maschi presenti nell'elenco del passato e insegnanti maschi oggi attualmente il servizio.

Ricordiamoci del nostro ispettore Richard Holmes.

All'inizio della sua indagine, dopo avere osservato attentamente l'ambiente, che cosa ha fatto? La sua seconda operazione è stata quella di interrogare i testimoni. Chi sono i testimoni? Coloro che hanno vissuto o hanno partecipato o hanno visto in prima persona qualche avvenimento.

È un po’ una fissazione quella di finire sempre lì, ma la Storia è prima di tutto raccontare il passato, specialmente da chi l’ha vissuto in prima persona.

Conosciamo qualche testimone della scuola del passato? Le persone, sicuramente più vicino a noi, e che possono essere da noi contattate sono i genitori o, per un periodo più lontano, i nonni.

I nostri genitori, i nostri nonni sono i testimoni del loro passato scolastico.

In questo caso, che cosa fanno i testimoni? Essi raccon-tano.

  1. Chiedi ai tuoi nonni se hanno conosciuto qualcuno di quegli insegnanti e un loro ricordo.
  2. Un passaggio importante, anche se un po' difficile, potrebbe essere quello di tentare un confronto tra i tuoi insegnanti e quello che essi ti dicono attraverso il ricordo. Tuttavia, questo è possibile solo se riesci a raccogliere parecchie notizie e ricordi.
  3. Ma chiedi pure che ti parlino anche di qualche compagno di classe. Forse qualcuno è diventato famoso: uno scienziato, un inventore, una attrice, un campione sportivo, o magari solo un tipo strano… Come si comportavano quando era un piccolo scolaretto? Si capiva già allora il suo possibile futuro?

Alle scuole elementari più di ottant'anni fa: due documenti

Su un quaderno di Lina, una alunna di quinta elemen­tare nell'anno 1929 (oggi una simpatica e vivace signora ultra novantenne) ho trovato due temi svolti in classe. Te li propongo come documento storico: dovrebbero farti riflettere i termini usati, i sentimenti di una bambina, attività di socializzazione e di tempo libero e il suo rapporto con la scuola (dove l'educazione civica era presente, ma non come la pensiamo oggi). Ovviamente, abbiamo conservato anche i piccoli errori che la nostra alunna aveva inserito nel suo testo.

Propositi di villeggiatura

Io, se promossa, con belle classificazioni nella pagella i miei buoni genitori mi manderanno a passare un mesetto a respirare l'aria saluberrima a Castelvecchio una delle frazioni del Comune di Valdagno. Là lungo il percorso vedrò la campagna rinverdita, gli uccellini che svolazzano per il cielo azzurrino baciato dal sole. Lungo il percorso vedrò i contadini, e contadine che cantano le canzoni rustiche con le loro voci argentine che paiono squilli di trombe.

Arrivata andrò a visitare la chiesa e entrerò e là reciterò una prece a Dio. Andrò di dietro alla Chiesa e là vedrò il burrone dove una volta vi cadde una mucca che era dietro a pascolare l'erba verde. A fare merenda mi ritirerò sotto un bel pino salubre e là mangerò con molto appetito; andrò a fare delle lunghe passeggiate a ­respirare l'aria salubre dei pini che fa molto bene ai polmoni. Sentirò il cri-cri del grillo, il canto sonoro delle fannullone bestiole le cicale, il canto soave dell'usignolo, del merlo ecc.

Il giorno appresso andrò a fare una passeggiata a ­visitare la chiesa di Marana, il Postale la Campanella ecc. Là mi diverti­rò giocherò e per me studierò dei bei libri intitolati: Le mie prigioni, il Balilla Vittorio. Mi siederò sotto l'ombra di una grande maestosa pianta e là leggerò ass­ieme le mie amiche.

Da Castelvecchio ammirerò le case sparse qua e là per le valli come branchi di pecore che brucano l'erba verde, vedrò i contadini che stanno curvi sotto i raggi cocenti del sole a strappare via le erbe cattive dal frumento il nostro unico nutrimento, poi raccoglierò un bel papavero rosso di fiamma, una bella Margherita che china la testolina al venticello leggero, e una foglia verde è così formerò il colore della nostra bandiera, bianca rossa e verde”.

Ora qualche esercizio per te.

  • Evidenzia con carattere blu sottolineato le parole che, secondo te, oggi non sono più usate.
  • Accanto, tra parentesi, aggiungi alla parola evidenziata in grassetto corsivo quella che avresti usato tu.
  • Evidenzia con carattere rosso sottolineato i nomi di toponimi[9] che l’alunna colloca nel suo testo.
  • Ti assegno lo stesso titolo: “Propositi di villeggiatura per la prossima estate”. Confronta il suo testo con quello della ragazzina di più di ottant'anni fa.

Secondo testo: Diario libero

In questo mese il cielo è sempre quasi piovoso, la campagna comincia a rinver­dire, di un verde tenero e che basta un soffio di vento e le fa cadere a terra.

 Giovedì scorso dopo essere andata ad assistere la S. Messa dei fanciulli andai con le suore a fare una piccola passeggiata a Santa Maria di Paninsacco tanto miracolosa.

Per la strada vedevamo fanciulli che giocavano nella strada, passa­vano biciclette, automobili insomma di tutto, lungo il cammino vidi un poverel­lo che chiedeva l'elemosina e subito mi venne in mente San Francesco il più ita­liano dei santi, il più santo degli italiani e continuavamo il nostro cammino, qua e là si vedevano uomini che zappano il frumento che toglievano via le erbe cat­tive ecc. Eravamo sudate, e stanche e ogni fontana che vedevamo acorrevamo per bere; le suore ci dicevano non bevete e noi disubbidiente continuavamo.

 Dopo un lungo e tortuoso cammino arrivammo a Santa Maria bella chiesetta posta su di un colle della quale si ammirava, mezzo Valdagno, la grande fabbri­ca filatrice con alti fumaioli dai quali usciva il fumo e il mio pensiero corse subito là dentro alla madre, alle giovani spose povere che per guadagnare una piccola somma di denaro si affaticano!...

In questi ultimi giorni la nostra buona insegnante ripassa tutta la storia, geogra­fia, aritmetica ecc. perché presto si avvicina gli esami di licenza elementare; chissà quanti pianti, e quanti sospiri!... sono pochi giorni che la Spagna si è nominata repubblica e presidente è Acata Zamora. Oggi la signora maestra ci ha letto un poco della nostra colonia italiana l'Eritrea e i suoi abitanti sono gli Ascari, molto fedeli all'Italia.

Gli Ascari camminano 50 o 60 chilometri alla giornata, sono sobri cioè mangiano e bevono poco. Quando sono stanchi invece di sedersi per riposarsi sì mettono a correre a più non posso e arrivati mangiano: prendono una manata di farina poi ci mettono un bicchiere d'acqua ma non pulita come abbiamo noi, e mescolano poi si mettono in mezzo ad un sasso lo mettono nel fuoco perché apprenda un poco di rossastro e poi quella basta per tutto il giorno. Si racconta che un giorno che un ascaro prese da un mulo un morsicone che mancava poco che il dito si distaccasse, lui senza curarsi se lo fascio come fosse niente e in pochi giorni guarì”.

L'analisi del testo ci ha portato a fare le seguenti osservazioni:

  • La nostra alunna al suo racconto aggiunge sentimenti ed emozioni personali che alcune cose che ha “osser­vato” le hanno suscitato. (Osservazione della guida: se avesse solo “guardato” e non “osservato”, non avrebbe avuto nessun tipo di sentimento o emozione).
  • Lina introduce nel suo tema notizie di attualità che ha ascoltato scuola, un po' come se noi oggi parlassimo del Giappone o degli immigrati. Ma qui la fantasia ar­ricchisce i contenuti di geografia appresi su un paese lontano.
  • A proposito, quanti di voi chiamano la maestra “Si­gnora maestra”, oppure “la nostra buona inse­gnante”?

Siccome tutti vanno alla ricerca su YouTube dei filmati più strani e insoliti, ti do un consiglio per esplorare questa possibilità in modo intelligente.

Tra i filmati ci sono molti spezzoni di film del passato (di solito della durata di 5-10 minuti) che si possono pure scaricare. Ti suggerisco di fare una ricerca sulla scuola del passato con la visione di questi tre filmati tratti dal film del famoso comico Totò e di cui ti allego l'indirizzo.

Troverai il modo di sorridere (ma proprio per tutte e tre?) ma ricorda che rappresentano tre momenti di storia del nostro Paese da poco uscito dalla seconda guerra mondiale.

Il GRANDE CONCORSO ti porta a conoscere la tua comunità classe

Ecco qui un bell’esercizio nuovo di zecca. Ti è assegnato il compito di raccogliere alcune informazioni fra tutti i compagni della tua classe. Si tratta di informazioni numeriche[10] cioè raccogliere dei numeri, che tu devi trascrivere nella tua scheda dal titolo: "Conosco meglio la mia classe".

Non è un lavoro difficile e neppure complicato, ma piuttosto laborioso, più facile se i tuoi compagni collaborano attivamente, li devi perciò convincere che hai bisogno del loro aiuto (cosa questa un po' più difficile!).

  1. Il sistema più semplice è distribuire un foglietto con l'elenco delle domande a tutta la classe dando un tempo per rispondere. Questo strumento è un que­stionario scritto. Esso deve contenere domande chiare, che non portino a confusione.
  2. Poi devi raccogliere i foglietti e trasferire in una scheda il totale dei numeri. Hai così il quadro generale della classe per quanto riguarda le informazioni che t’interessava raccogliere.
  3. Se questo esperimento lo fai in collaborazione (in con­corso) con un compagno che fa la stessa cosa in una classe parallela, alla fine puoi fare il confronto tra due classi.

Se non vi sono grandi differenze per quanto riguarda i numeri richiesti, si dice che le due situazioni sono omogenee. Se, al contrario, emergono differenze (ad esempio il numero dei ragazzi stranieri è molto più elevato in una classe piuttosto che nell'altra), allora si pongono domande: perché questa differenza, da cosa dipende? A quel punto si va da chi può rispondere, cioè da chi ha formato le classi.

Ed ecco l'elenco delle domande (considerale una traccia, puoi sempre aggiungere o cambiare[11]):

  • Il numero dei compagni maschi della classe? Quante le femmine?
  • Quanti sono nati in Italia?
  • Quanti, ora in Italia, sono nati in altri paesi?
  • Quanti dei tuoi compagni, pur essendo nati in Italia, sono di origine straniera?
  • Quali lingue, o dialetti, oltre all'italiano (escluse le lingue stu­diate a scuola) sono conosciute o parlate nella tua classe?.
  • Quali nazionalità di origine sono presenti?
  • Il  compagno/a più giovane è… ed è nato il…
  • Il compagno/a più “anziano/a” è… ed è nato il…
  • L'abitazione del compagno/a più lontana dista dalla scuola…. Km…
  • L'abitazione più vicina dista…
  • Vengono a scuola a piedi…
  • Accompagnati dai genitori giungono…
  • Con i mezzi pubblici arrivano …
  • Quali animali domestici o di allevamento sono presenti nelle abi­tazioni dei tuoi compagni di classe?

 



[1]                      Abbiamo già discusso la differenza tra vecchio e antico e abbiamo scoperto che c’era una certa confusione. Per chiarirci le idee, abbiamo consultato un dizionario on-line e per la definizione “Antico” abbiamo riportato: "di età passata da gran tempo; che risale a molti anni o a molti secoli fa”; Vecchio: “ècontrappostoa nuovo costruito, fatto da molto tempo, o è da molto tempo accaduto o comparso”. In conclusione “antico” si usa per lo più in campo storico, vecchio riferito a persone, oggetti che sono attorno a noi.

[2]                      Ti rendi conto che ricercare le informazioni giuste dalla persone giuste e nei luoghi giusti è un impegno complesso. Spesso, oltre alle capacità e al tempo servono anche dei soldi, ad esempio se si deve andare lontano e viaggiare. È importante sapere, soprattutto di quali persone ci si può fidare (sono proprio competenti o vendono fumo?).

[3]                      Noi non ce ne accorgiamo, ma questo laboratorio in cui abbiamo lavorato assieme ci ha cambiato, come qualsiasi altra esperienza.

[4]                      Quando in una comunità non si seguono le regole si dice che lì c’è l’anarchia. La tua classe è talvolta anarchica? Salta fuori allora qualcuno che impone le regole in maniera forte e di dice che questa persona è autoritaria.

[5]                      Riflessione: potremmo dire che i nostri nonni o bisnonni sono vissuti in tempi antichi?

[6]                      Le bambine, anche piccole, dovevano esercitarsi nei lavori domestici.

[7]                      In questo caso si parla di un legame anche affettivo (tuttavia, talvolta, si sviluppa il contrario, ma di solito solo alle scuole superiori).

[8]                      Ora sei già in grado di comprendere uno dei grandi cambiamenti della scuola italiana: insegnare alle elementari è diventata una professione per donne, ma una volta non era così.

[9]                      Dal greco topos: luogo. Toponimi: nomi dei luoghi

[10]                    Si tratta cioè di dati non sensibili, quelli che non entrano nella privacy e che quindi puoi raccogliere specificando che tali informazioni sono solo scopo di esperimento e trattati in maniera anonima. Ovviamente, devi avere il permesso dell’insegnante e anche i compagni sono liberi di rispondere a tutto o in parte. Questa raccolta dati è molto diffusa e si fa spesso anche da parte di ditte specializzate per telefono.

[11]                    Come ormai hai capito, interessa come tu fai la ricerca, non i risultati, ma le domande non devono essere strampalate o invadenti.


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