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Job.Scuola.Idee

raccolta di idee e strumenti per una DIDATTICA moderna

LA PRIMA QUALITÀ PER DIVENTARE “STORICI”? ESERCITARE LA MEMORIA

 

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La mamma fa a Carlo le due seguenti raccomandazioni:

Ricordati domani di passare a salutare la nonna Caterina.

Ricordati domani di portare a riparare il pc.

La mamma in questa maniera fa appello alla memoria di Carlo. Secondo te Carlo farà le due cose?

Nel gruppo ho raccolto diverse risposte: se ha una buona memoria, se ne ha voglia, se ha buona volontà, se si ricorda…

Io immagino che delle due cose Carlo se n'è ricordata una sola. Quale delle due egli conserverà più facilmente nella memoria e, quindi, porterà a compimento?

È facile pensare che Carlo non dimenticherà certamente la seconda, ma potrebbe con facilità dimenticarsi della prima.

Che cosa distingue le due raccomandazioni?

  • Carlo ha un interesse particolare perché nel PC deve installare l'ultimo videogioco prestato dall'amico Fran­cesco, mentre passare a salutare la nonna Caterina, non è una cosa che lo attragga molto.
  • Potrebbe, tuttavia, essere che Carlo, ogni volta che va a trovare nonna Caterina riceva da lei € 20 di mancia. Ciò rende quasi impossibile che Carlo di­mentichi pure il primo comando della mamma.

Vuol dire che tutti noi abbiamo una memoria che non usiamo sempre allo stesso modo.

Ricordarsi dipende da certe circostanze, ad esempio come è stato ricordato, dal senso del dovere: obbedire alla mamma. Effettivamente, non dobbiamo pensarla come un computer che risponde sempre in maniera uguale ai nostri “input”. Invece, noi la usiamo in modo diverso secondo stimoli e interessi diversi. La quasi sicura mancia della nonna aiuta Carlo a ricordare che deve passare a trovarla.

Come usiamo la memoria?

Noi usiamo la memoria in molti modi, ma qui ne osserviamo qualcuno. Nel caso di Carlo, usiamo la memoria per ricordare quello che dobbiamo fare.

Spesso dimentichiamo perché siamo distratti, cioè altri impegni e pensieri si sovrappongono alle cose che dobbiamo ricordare e queste tornano alla mente magari quando è molto tardi. Tuttavia, se una cosa ci interessa molto, è difficile che sia distolta.

A scuola usiamo ancora la memoria? In teoria, a scuola dovremmo ricordarci tutto quello che ci viene trasmesso (insegnato). Dobbiamo perciò memorizzare. Una volta le maestre facevano imparare a memoria le poesie. Si fa ancora? Che cosa dicono gli insegnanti quando vogliono convincerti a imparare a memoria una poesia o una regola? Magari la raccomandazione che essi fanno spesso è che dovresti esercitare la memoria (vuol dire che, in mancanza di esercizio, la memoria tende anche a diminuire).

Qual è l'uso che fai della memoria in questo caso? Attraverso di essa conservi insegnamenti, nozioni, conoscenze che sono trasmesse, sono utili e che dovrai utilizzare in futuro.

Il terzo caso è quando tu nella tua memoria conservi il ricordo di qualcosa di personale che ti è capitato: ad esempio una bellissima festa passata con gli amici o il bruttissimo ricordo di una figuraccia o di un incidente che ti è capitato.

In questo caso, accade che tutti chiamino alla memoria (“ripensano”) questi ricordi e succede, molto spesso, che questi ricordi siano collegati a dei sentimenti, a delle emozioni, piacevoli o spiacevoli, secondo ciò che è stato provato in quel momento (gioia, paura, vergogna…).

Inoltre, conserviamo traccia di ciò che c'è capitato nella memoria, in modo da poter richiamare anche quando ciò che ci ha colpito è lontano nel tempo. Molti ricordi li dimentichiamo abbastanza presto, altri, invece, rimangono impressi nella nostra mente per tantissimo tempo, qualche volta per sempre.

Esercizio di riflessione

Poiché ora sei già capace di fare qualche riflessione, ti pongo una domanda piuttosto difficile cui dovrai tentare di rispondere in modo personale[1].

  • Martina ha avuto un gesto di gentilezza nei miei con­fronti. Me ne dimentico quasi subito.
  • Luciano mi ha preso in giro con altri compagni dopo che, giocando a calcio, non sono riuscito mai ad arri­vare vicino alla porta del campo avversario. Questo suo ge­sto me lo ricordo bene, anche se è passato molto tempo.

Rifletti: secondo te, perché la nostra memoria si comporta in modo così diverso nei due casi portati come esempio?

La memoria è allo stesso tempo quindi una specie di scrigno, un cassetto, con termine moderno diciamo un archivio, dove manteniamo ricordi legati a emozioni.

La memoria, il ricordare non sono soltanto delle capacità che ci servono per vivere ma noi diventiamo noi stessi specialmente attraverso i ricordi (in questo caso i ricordi diventano esperienze, ma questo lo vedremo nella prossima scheda).

Questo concetto è un po' difficile da capire, però riflettiamo quello che talvolta succede.

Se chiedi a un medico qual è una delle malattie più gravi che affliggono una persona anziana, ti risponderà la perdita della memoria. Una persona colpita ad esempio dalla malattia dell'Alzheimer non sa più chi è e quindi non sa più come vivere, ha bisogno di essere assistita continua-mente, non è più autonoma.

Una vostra osservazione: “È come essere un neonato”. Sì, però il neonato costruisce la sua memoria mentre il malato anziano la perde in maniera definitiva.

Da qualche tempo ci sono le giornate dedicate al ricordo di particolari avvenimenti che si chiamano “Giornate della memoria”.

Qual è il significato della parola “memoria” in questo caso?

Vuol dire che certi fatti, certi avvenimenti avvenuti nella storia anche recente sono sentiti così importanti che non solo non si devono mai dimenticare, ma a loro sono dedicate delle occasioni, delle giornate appunto, nelle quali attraverso vari strumenti questi episodi o avvenimenti sono richiamati alla memoria delle giovani generazioni, che non li hanno vissuti, ma devono conoscerli e tenerli presenti nel loro significato.

Tuttavia anche noi dobbiamo avere le nostre “giornate della memoria”.

Il tuo compleanno è la giornata della memoria della tua nascita (si contano gli anni da quel giorno…) In particolare, alla memoria dei nostri cari dedichiamo annualmente la giornata del 2 novembre.

Un luogo dove si conserva la “memoria”? Una visita al cimitero

Ci sono tanti monumenti edifici che trasmettono il ricordo (sono cioè delle testimonianze) del passato anche molto lontano o più vicino del tuo territorio. Ma c'è un luogo della “memoria” molto particolare.

Se ti dovessi accompagnare a fare una passeggiata forse al luogo più ricco di storia della tua città dove pensi ti porterei? Le risposte sono state varie: il centro storico, il museo, la fabbrica più antica, il Duomo, un antico mulino….

Non spaventarti, io ti porterei al cimitero come un particolare luogo ricco di storia del passato.

Osserva attentamente il luogo (quasi tutti l’hanno sicuramente visitato in occasione della festa dei morti o in visita alla tomba di qualche parente): esso, abitualmente, è diviso in diverse parti facilmente riconoscibili.

Di solito, nella parte più recente si trovano delle tombe modeste con il solo nome cognome e le date di nascita e di morte del defunto, non manca qualche fiore, ma esse sono provvisorie, destinate a essere sostituite da altre dopo alcuni anni.

I parenti di coloro che vi sono seppelliti desiderano che vi sia un luogo dove le spoglie mortali dei defunti siano collocate e dove essi possano recarsi a fare visite, portare dei fiori, mantenere, cioè, un contatto spirituale con essi e che questo luogo sia chiaramente indicato, non sia cioè una postazione anonima.

Essi sanno che, tuttavia, ciò avviene per un tempo limitato e il ricordo dovrà poi essere mantenuto vivo nel loro cuore.

 Ma nella parte più importante o più antica (si dice monumentale) di un cimitero ci sono delle tombe molto antiche, spesso occupano delle vere cappelle interne, magari ricche di arte, dipinte, decorate con mosaici, vi sono collocate statue o altri oggetti simbolici. Accanto al nome dei defunti che appartengono alla famiglia, spesso sono collocate delle iscrizioni che illustrano le qualità morali o professionali di coloro che vi sono sepolti. Scritte come: Padre e marito affettuoso - grande lavoratore - ha onorato la sua città con il suo lavoro e la sua professione

Queste tombe sono destinate a rimanere per sempre a disposizione della famiglia che le ha acquistate.

Che cosa significa questo?

Significa che in varie forme gli uomini desiderano che ciò che essi sono stati, ciò che hanno realizzato, sia ricordato anche dopo la loro morte per molto tempo, per molti anni, magari per sempre, anche quando non ci sarà più nessuno della famiglia che andrà a visitare le loro tombe (questo sentimento si traduce come volontà di tramandare al futuro).

Prova ad osservare, quando ti recherai in una visita al cimitero, quali sono le due o tre tombe più importanti o che ti colpiscono di più.

Rifletti: sapresti rispondere a questa domanda: che differenza c'è tra un monumento (ad esempio a Garibaldi) e una tomba importante in un cimitero?

Risposta vostra più originale: “Il monumento si fa quando una persona è stata buona o ha fatto cose importanti, la tomba invece si fa in ogni caso” (cioè, osserva la guida, per tutti, senza tenere conto dei meriti o della bontà).

Una risposta più completa è la seguente:

  • Il monumento è stato costruito dai posteri per ricor­dare le grandi imprese o i meriti di un importante per­sonaggio storico, spesso è posto in un punto im­por­tante (una piazza, ad esempio) di una città.
  • La tomba è stata progettata e costruita spesso dalla per­sona stessa mentre è in vita per raccogliere le sue spoglie dopo la morte e per essere ricordata. Si esprime in questo modo il desiderio dell'uomo di la­sciare un ricordo di sé, anche se non ha realizzato nulla di particolare o non si è mai distinto durante tutta la sua vita.
  • Più una tomba è sontuosa e ricca, più dimostra la ric­chezza di quella persona o della sua famiglia. Ti sugge­risco di fare una piccola ricerca con l'insegnante di sto­ria su quale funzione[2] avessero presso gli Egiziani le tombe dei faraoni (vedi Piramidi). Accanto alla ric­chezza e ai piaceri notiamo che spesso l'uomo mette tra le cose desiderate la fama[3].

 

Ricavandola dal dizionario, riporta qui la definizione della parola “fama”

Senza andare in cimitero, anche nelle semplici case i familiari tengono in qualche posto speciale le foto dei nonni dei bisnonni magari il giorno delle nozze, quando indossano abiti o cappellini strani…

  • È un segno che in qualche modo si desidera mante­nere vivo un legame di affetto con chi ci ha preceduto. Perciò, le tombe non sono soltanto realiz­zazioni per dare solo una certa impressione, ma anche il segno di una vita che vuole continuare anche dopo la morte, magari attraverso l'affetto dimostrato con le foto che ricordano i propri cari, con le scritte, che ci dicono chi erano e qual era il nostro legame con loro (la moglie, i fi­gli, nipoti, i fratelli ti ricordano per sempre…) e poi i nomi di tutte le persone che sono state protago­niste nel nostro passato.
  • Specialmente le persone anziane, a differenza dei gio­vani, che vogliono sempre gli ultimi oggetti tecno­lo­gici, da cui nasce il problema dello smaltimento delle cose vecchie, non vorrebbero mai buttar via nulla del loro passato, tengono oggetti che non hanno nessun valore e nessuna utilità ma che tuttavia sono legati a qualcosa che appartiene alla loro vita.

Infine, anche noi vorremmo che ciò che abbiamo vissuto, sperimentato e, soprattutto, quello che siamo stati fosse ricordato nel futuro.

Esercizio: Elenca tre fatti di attualità di cui sei a conoscenza e che pensi saranno ricordati dai ragazzi che vivranno fra 100 anni.

Di ricordare – conservare nella memoria e di tramandare al futuro - l’uomo ha un grande bisogno. E l’ha espresso fin dai tempi più antichi, anche nella preistoria.

Portiamo queste nostre scoperte sul desiderio dell'uomo di ricordare e di essere ricordato nella materia storia che stai studiando.

In essa noi possiamo vedere come gli uomini hanno sempre cercato di tramandare (mandare-oltre) al futuro il loro presente:

  • Gli uomini più antichi dipingevano scene di caccia nelle caverne.
  • Le imprese e le leggende dei grandi eroi (pensiamo ai personaggi della guerra di Troia) sono state tramandate attraverso i racconti orali, così si sono formate le tra­dizioni dei popoli.
  • Quando è sorta la scrittura, è nata la storia come rac­conto scritto delle vicende.

È soprattutto attraverso le fonti scritte, assieme a tante altre, come già visto, che conosciamo il passato anche lontano[4].

  • Oggi, a meno che non ci sia un obbligo, si scrive sem­pre meno, perché si hanno altri strumenti per far co­noscere e anche vedere quello che sta attorno a noi.

Fino a qualche tempo fa si usava la macchina fotografica tradizionale, quella che aveva bisogno del rullino delle fotografie. Costava il rullino e costava pure stampare le fotografie. Bisognava stare attenti perché, una volta fatta la foto, questa non si poteva più cancellare e se la foto era sbagliata, si doveva buttare con un certo danno economico.

Oggi al momento della promozione o della cresima i ragazzi ricevono in regalo la macchina fotografica digitale o addirittura la videocamera.

Questo ha cambiato molto il nostro modo di ricordare e anche di conservare i ricordi.

  • Prima di tutto non stiamo lì a pensare che dovremmo anche scegliere: si scattano foto a casaccio a tutto e a tutti senza pensarci un po' su per scegliere l'immagine migliore o quella giusta (tanto non costa niente, poi si can­cella tutto senza problemi).
  • In questo modo, accumuliamo centinaia di foto a co­sto zero, ma, poiché sono tante, abbiamo il pro­blema di dove conservarle senza smarrirle. Quando poi dob­biamo ri-trovarle, succede che non ricordiamo più dove abbiamo messo quella particolare foto in mezzo a tante centinaia di altre. In conclusione, fac­ciamo tante foto e, alla fine, è come se non ne aves­simo fatta al­cuna.
  • Soprattutto, è questa la cosa più importante, non sap­piamo più che cosa è stato signifiativo e che cosa in­vece è stato il frutto di uno scatto fatto senza impe­gno, di cui ci dimentichiamo quasi subito.

Ecco una bella occasione per cominciare a riflettere sui “Ricordi”

Da molti temi, fatti in classe da ragazzi di scuola media, sono stati trascritti i seguenti pensieri riferiti a ricordi di esperienze vissute.

Come il ricordo ha aiutato a crescere la persona che l’ha conservato? Puoi aggiungere una personale riflessione.

  • Conservare i ricordi belli e dimenticare i brutti: ecco un'ottima scelta:

“Fantastico spesso sulla mia vita futura e, insieme al futuro, penso anche al passato non per ritornare indietro ma per rinfre­scare la memoria dei bei momenti vissuti, quelli belli, quelli brutti li ho messi via”. (Cristina)

Tua riflessione:

 

Nel mio ricordo per la prima volta mi sono sentito grande:

 “L’emozione provata quando, per la prima volta, sono andata da sola in bicicletta senza rotelle la posso descrivere ora come se avessi camminato sulle nuvole”. (Aurora)[5].

Tua riflessione:

 

Quella volta i genitori si sono fidati di me, ma…:

“Da quando ho perso 50 euro affidatimi dai genitori, sto bene attento a dove metto i soldi!”. (Riccardo)

Tua riflessione

 

Il ricordo di amicizia mi aiuta a superare le difficoltà:

“Al campo scout mi sentivo persa ed emarginata, ma l’attenzione di due ragazze che sono venute a parlarmi mi ha dato coraggio e ricordo quel gesto come la scoperta dell’importanza di un gesto di amicizia”. (Alice).

Tua riflessione:

 

Il ricordo suscita la nostalgia:

“Penso alla nonna che non c’è più e rimpiango quei momenti speciali passati assieme. Il ricordo porta ancora felicità”. (An­drea)

Tua riflessione:

 

Il ricordo ha fatto nascere un desiderio:

“Quella seconda volta che sono salito sull’aereo sono rimasto af­fascinato da un tappeto di nuvole e da allora mi è venuta voglia di fare il pilota”. (Marco)

Tua riflessione

Il GRANDE CONCORSO: per nuovi sentieri

Il grande concorso ti spinge ad esplorare terreni impervi e sconosciuti.

Esiste certamente nel tuo paese qualche persona che ha riportato in qualche volume pubblicato i propri ricordi ed ora facilmente avvicinabile. Il nostro concorso ti invita ad incontrarne qualcuna, non necessariamente anziana, che abbia tuttavia qualcosa di interessante[6] da raccontare.

Qui si va proprio sul difficile, perché intervistare una persona è una cosa molto impegnativa, perciò mi accontento che tu faccia soltanto un primo esperimento, che ti insegnerà a fare meglio in futuro.

Qualche raccomandazione.

  • L’incontro deve essere preparato, perché altrimenti ri­schi di far perdere tempo al tuo interlocutore con do­mande banali. Al contrario, questi deve accorgersi che sei un ragazzino sveglio, che sa fare le domande giu­ste e perciò sarà cordiale e starà volentieri con te. Per­tanto, devi preparare prima le domande, almeno quelle da cui partire. Probabilmente, sarà poi il tuo interlo­cutore che ti condurrà dove vorrà lui[7].
  • Probabilmente, sarà un adulto (un tuo insegnante) che stabilirà il primo contatto, fissando anche il luogo e l'ora dell'incontro.
  • Ricordati di presentarti in maniera educata, spiegando bene il motivo dell'incontro e come pensi di utilizzare le notizie che raccoglierai.
  • La persona che ti riceve sarà ben felice di condividere con te il suo passato, purché si accorga che questo a te interessa e ti coinvolge.
  • Dal momento che probabilmente per te l'esperienza è nuova, potresti sentirsi intimidito. Può essere utile an­dare all'incontro con un compagno, che voglia condi­videre con te l'esperienza.
  • Di solito gli intervistatori esperti prendono appunti, ma non ne sei capace, perciò è opportuno che tu ti pro­curi un registratorino, chiedendo, però, il permesso di poterlo usare, magari anche di fotografare la per­sona. Successivamente, il compito che ti chiedo è ri­portare su una scheda le domande che hai fatto e qual­che frase dell'intervistato che ti ha particolarmente colpito (è più che sufficiente!).
  • Ricorda che, più che le informazioni che raccogli, è l'in­contro con una persona nuova che può arricchirti.
  • Bisogna andare dalla persona giusta. Probabilmente non ci dà informazioni importanti, ad esempio sull'e­migrazione, una persona che non si è mai mossa dal proprio paese.
  • Il lavoro da condurre successivamente in classe è la riflessione sul confronto tra le notizie raccolte e la realtà che tu stai vivendo.

Qui è impossibile fare un elenco preciso di domande, perché queste dipendono dalle persone che hai la possibilità di incontrare. Ti fornisco soltanto una traccia di possibili esplorazioni da condurre e che hanno riferimento agli argomenti da laboratorio che stiamo toccando.

  1. La vita in famiglia: famiglie numerose, presenza di nomi, rapporti tra genitori e figli; l'economia della famiglia… Differenza nell’educazione tra maschi e femmine: i compiti della donna...
  2. L'economia: dove come si faceva la spesa, la bottega vicino a casa, il vestiario, il cibo e la sua conserva­zio­ne…
  3. L'abitazione: le comodità, il riscaldamento, l'igiene, arredamento della casa…
  4. La pratica religiosa: processioni, feste religiose, obblighi e precetti, il catechismo…
  5. Il tempo libero: luoghi e momenti, giochi, occasioni di divertimento, attrezzature per la pratica sportiva…
  6. Spostamenti: occasioni, viaggi mezzi di trasporto, distanze, ferie, vacanze…
  7. Prime esperienze di lavoro: a quale età, come si svolgeva il lavoro in fabbrica o in officina, orari, rapporti con gli operai più anziani…

Ed ora continua tu.

 

 



[1]                      Effettivamente mi rendo conto che è una domanda proprio difficile, perciò, prima di scrivere la tua risposta, prova a parlarne con un genitore o con un adulto di cui hai fiducia (animatore di un gruppo, catechista, maestra…).

[2]                      Cosa vuol dire questa parola in questo contesto?

[3]                      Tra le tombe più importanti nella storia ricordiamo a Roma Castel Sant'Angelo. Oggi è una fortezza vicino a San Pietro, dove si riparavano i Papi, quand'erano in pericolo e la città era assediata, ma all'inizio fu costruito per essere la grandissima imponente tomba (mausoleo) destinata all'imperatore romano Adriano.

[4]                      Coloro che a Roma hanno scritto per tra­mandare nel futuro gli avvenimenti ai quali essi parte­cipavano o attraverso ricerche sono stati gli storici (tra i più importanti, a Roma sono stati Tito Livio, Sveto­nio, Tacito, Plinio il Giovane. Da Svetonio e da Tacito abbiamo notizie anche su Gesù e sui primi cristiani.

[5]                      Noi trasformiamo il nostro ricordo anche attraverso l'immaginazione.

 

[6]                      Interessante per te. Non devi fare domande che non ti dicono nulla. Noi, spesso, ci accorgiamo che un'informazione ci colpisce con espressioni (anche interne) del tipo: però…, Non c’avrei mai pensato…, Ma guarda un po’…,che differenza con oggi…! Vuol dire, quando qualcosa ci colpisce non ci lascia indifferenti.

[7]                      È lui che racconta non tu che gli fai raccontare.


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